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giovedì 22 marzo 2012

La piramide dei bisogni



Ciao cari lettori e ben venuta primavera!!Scusate l’assenza… eccomi di nuovo qui, con in serbo un po’ di post per voi… Inziamo da quello di oggi in cui vi parlerò della piramide di Maslow, così cara, a me, e a tutti i miei amici psicologi. La piramide di Abraham Maslow è un modello in cui il grande psicologo crea una gerarchia dei bisogni che spingono l’uomo nelle sue attività quotidiane.
In particolare, sono 5 i livelli di bisogni che l’essere umano percepirebbe, ordinati in funzione della loro complessità:
·       Fisiologici: fame, sete, etc
·      Di sicurezza: salvezza, protezione, etc.
·      Di appartenenza: affetto, identificazione, etc.
·      Di stima: prestigio, successo, etc.
·      Di auto-realizzazione: realizzazione del sè.

Al tempo del web e delle nuove tecnologie che connettono centinaia di milioni di persone, la piramide è stata già rivisitata una volta  prendendo in considerazione le piattaforme 2.0. E’ da pochissimo uscita la versione aggiornata, che inserisce anche la new entry G+ e dà maggiore peso alle piattaforme di blogging, ideali per dare sfogo alla propria creatività e soddisfare dunque lo scalino di bisogni più importante e elevato. Un’altra novità è la considerazione dei social media a partire dai bisogni di sicurezza, tralasciando la loro importanza per le necessità fisiologiche.
 Interessante vero?!

sabato 25 febbraio 2012

Cellulari griffati...



iPhone Diamond Rose Edition un esemplare in edizione limitata di iPhone 4:tempestato di 500 diamanti e rifinita in platino .

Ciao cari lettori vorrei rendervi partecipi di un articolo molto interessante trovto su l sito ninjamarketing, già citato in precedenti post.
Da un po’ di anni a questa parte si  è assisito a una lenta ma efficace “infiltrazione” del mondo fashion in quello degli smartphone. Questo per un duplice motivo: da un lato le case produttrici sanno che una versione speciale griffata può avere un prezzo superiore  e il produttore può guadagnare nuovi clienti tra i consumatori sensibili alle grandi firme; dall’altro le case di moda hanno percepito l’importanza  di sfruttare lo strumento di comunicazione più utilizzato del millennio per pubblicizzare il proprio marchio e aumentare la fedeltà dei consumatori verso il brand.

Vi riporto qualche esempio di cellulare griffato:


 Lg Prada 3.0 prezzo 599 euro



 Reverie: un vero e proprio “gioiello” tecnologico in oro bianco, 46 pezzi di madreperle e 1539 diamanti per un costo totale di ben 85.000 €. Si può optare anche per la vesione “più economica”, quella senza diamanti che costa circa 3.900 €.






Al di la dei materiali esosi – ma sicuramente non efficaci – perché le persone sono disposti a spender così tanti soldi? Dal punto di vista hardware questi device non presentano infatti particolari vantaggi rispetto a quelli più economici ed “anonimi” ad eccezione del mero fattore estetico (i normali non luccicano). Dal punto di visto software scopriamo che la maggior parte dei terminali monta  Android o Windows, sistemi operativi disponibili anche su cellulari da 80€.
Capisco che molte persone  per quanto riguarda la moda attribuiscano al marchio la miglior qualità del capo indossato e lo preferiscano (anche questo discutibile) ma per quanto riguarda i cellulari questo concetto, come abbiamo dimostrato, non può assolutamente essere vero. La soluzione a questo dilemma è dunque solo una: la firma viene vista come uno status symbol e il lusso sfrenato come una gratificazione personale. In sostanza in questi device è la firma stessa a dare valore aggiunto al prodotto e porta i consumatori a pagare cifre che non rendono giustizia al reale valore oggettivo dello smartphone.

Voi cosa ne pensate? Comprereste un cellulare griffato?!

domenica 22 gennaio 2012

Louboutin VS Yves Saint Laurent


In continuuità con la teoria del need for uniqueness (post del 21/01), vorrei proporvi un dibattito recente, che ha visto due dei più famosi marchi del mondo della moda, scontrarsi addirittura in tribunale per un caratteristica unica del proprio prodotto e che quindi contraddistingue l'unicità delle sue acquirenti.
Un tribunale di New York ha infatti respinto una causa milionaria intentata da Louboutin contro la maison concorrente Yves Saint Laurent, colpevole di aver copiato la storica suola frutto di un'intuizione brillante di anni fa. Quella che a prima vista sembra solo una piccola scaramuccia tra prime donne della moda francese, può invece rivoluzionare l'intero mondo delle calzature. Preoccupate sono per ora le tante fan del marchio. Che temono un'«invasione delle suole rosse».
«La scarpa è una radiografia del comportamento sociale», aveva detto un tempo il designer Christian Louboutin. La (ovvia) conseguenza: una donna che indossa le sue scarpe è «alla moda, ha buon gusto ed ha sempre un portafoglio pieno nella borsetta». Inoltre: «ci tiene a farlo vedere in ogni occasione». Le suole tinte di rosso fuoco sotto le scarpe con i tacchi vertiginosi sono diventate una sorta di simbolo della casa Louboutin e dunque anche uno status symbol. Infatti, se sulle passerelle, in ufficio o per le vie dello shopping luccica di rosso da sotto gli stiletti è subito chiaro a tutte: quelle sono Louboutin originali. «Il rosso vivo non ha altra funzione che quella di far sapere a tutti una cosa sola: quelle là sono le mie», aveva sottolineato il designer francese alla rivista New Yorker. In effetti è da metà degli anni Novanta che il marchio di calzature ha registrato quella specifica suola, arrivando al vero e proprio trademark tre anni fa.
D'ora in poi però le cose potrebbero cambiare e Louboutin vedersi costretto a dividere con gli altri la sua tinta rossa: una corte di New York ha infatti assegnato la vittoria al conterraneo marchio Yves Saint Laurent. Secondo il giudice Victor Marrero della corte distrettuale della Grande Mela, malgrado Louboutin sia universalmente riconosciuto per le suole scarlatte delle sue scarpe non può impedire a Ysl di fare altrettanto. Quest'ultimo aveva infatti inserito quattro modelli di scarpe rivestite con la suola di cuoio rosso nella collezione «Cruise 2011». A inizio anno i vertici della Louboutin avevano perciò chiesto in maniera informale al management di Ysl di sospendere la vendita di quelle calzature. Una richiesta che era stata ignorata e che ha portato ad aprile ad una richiesta di danni pari a 1 milione di dollari. «A differenza di loghi e altri disegni non vi sono diritti per determinati colori», ha spiegato il giudice.

E voi a chi dareste ragione???

Articoli tratti da PAMBIANCOnews  e dal CORRIERE DELLA SERA.

martedì 10 gennaio 2012

Significato di MODA e le sue origini

 Come vi ho anticipato nella presentazione, ho scritto la mia tesi triennale proprio su questo tema, intitolata :“Moda e psicologia: processi psicologici implicati nel mondo del fashion” e vorrei presentarvi alcuni aspetti dal quale non possiamo prescindere parlando dell’argomento.
Iniziamo con lo scoprire che cosa s’intende col termine Moda e quali sono le sue presunte origini: 
Nel significato più ampio, termine indicante una scelta […] compiuta in base
a criteri di gusto che hanno la caratteristica di presentarsi fino da principio cometransitori.In particolare, dal sec. XVII in francese (mode) e dal sec. XVIII in italiano, questa paroladesigna scelte e usi, continuamente rinnovabili, nel campo dell'abbigliamento”.
(Enciclopedia Europea)

Il termine moda deriva dal latino modus che significa sia scelta che regola. Una delle definizioni condivise del fenomeno considera la moda come “una regola di comportamento che, se osservata, permette agli individui di sentirsi parte di un gruppo, di solito valutato positivamente” (Fabris G, 2010).Un’altra definizione socialmente accettata è “moda come sequenza di variazioni, socialmente approvate, di un certo comportamento.” Ciò che è fondamentale nel concetto di moda sono le caratteristiche di temporaneità, ciclicità e variabilità.
Da un punto di vista comune non si riesce ad affermare con precisione una data entro la quale collocare la nascita della moda. Prendendo in analisi i contributi di vari autori, ci si è imbattuti in pareri alquanto discordanti. Una delle versioni più accreditate fa risalire la nascita della moda alla vita di corte del tardo Medioevo ed in particolare alla corte di Filippo il Bello di Borgogna, che regnò tra il 1285 e il 1314.
A quei tempi per molte persone alla moda, specialmente in occasione di cerimonie, si trattava, quasi alla lettera di “mettersi addosso”la propria ricchezza. Nel XIV secolo, l’abbigliamento era ormai cosìstrettamente collegato alle affermazioni e alle ostentazioni di status che in tutta Europafurono promulgate delle leggi suntuarie che proibivano ai borghesi di indossare tessuti edesibire stili che l’aristocrazia cercava di riservare per sé {…} la qualità e il taglio degli abiti indossati in pubblico erano di primaria importanza per stabilire la posizione sociale dell’individuo e della sua famiglia”(Davis, 1993).


Davis F, Moda. Cultura, Identità, Linguaggio. Baskerville, Bologna 1993 
Fabris G, La società post-crescita, 2010